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Le ragazze di Emma Cline



Il libro di Emma Cline è stato considerato il caso editoriale degli ultimi mesi del 2016. Me ne sono procurata una copia poco dopo l'uscita, ma ho avuto modo di leggerlo solo nelle ultime due settimane.
Si tratta di un libro che evoca numerose suggestioni, soprattutto relativamente al senso di smarrimento, di ricerca d'identità che si vive nella prima fase di adolescenza, il tutto amplificato dal periodo storico e dal luogo e il contesto sociale in cui è ambientata la storia: famiglia benestante della California del 1969. Siamo infatti in un'epoca in cui vi è molta libertà sessuale, la ricerca di droghe di vario genere è assai diffusa, l'emancipazione femminile è al suo culmine.
Evie, la quattordicenne protagonista vive la sua adolescenza con forte disagio e si trova a fare frequentazioni pericolose che finiranno per segnarne l'intera esistenza, se non da un punto di vista "penale", da un punto di vista personale e psicologico. Infatti la protagonista farà da satellite alla comunità creatasi attorno a Charles Manson, che ha visto alcuni dei suoi membri colpevoli, insieme al suo fondatore, di alcuni efferati delitti avvenuti proprio nel periodo in cui è ambientato il romanzo.
Il testo è assai percettivo e sensoriale, in alcuni punti tuttavia il tentativo di evocare sensazioni fisiche attraverso la narrazione è eccessivamente artefatto e non riesce nel suo intento.
In molti hanno parlato di questo libro come un testo che racconta l'adolescenza femminile, in realtà a mio avviso per molti aspetti Evie vive in maniera molto forte molti dei turbamenti adolescenziali, alcuni punti della narrazione infatti possono risultare disturbanti per chi non ama l'esplicito; è una ragazzina che cerca un confine che la delimiti e le dia senso, un contenimento che non arriva dalle figure genitoriali completamente assenti e assorbite da loro stessi. I genitori di Evie con il loro egocentrismo e la immaturità mi ricordano molto i genitori di oggi.
Questo libro mi ha lasciato sulla pelle solitudine, amarezza, una sensazione di ombra che alcuni percorsi adolescenziali lasciano dentro anche nell'età adulta con la loro pesantezza e a volte non piena comprensione.

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